Un altro anno è passato

29 Dicembre 2009 Nessun commento

Mi siano concesse alcuni riflessioni in libertà per commentare questo 2009 italiano la cui fine ci sta accompagnando in un nuovo decennio. Anno funestato da molte cose negative ma soprattutto ulteriore anno andato perduto per il nostro paese.
Vorrei concentrarmi non tanto sugli aspetti negativi, la crisi economica, la disoccupazione, il terremoto abruzzese e le altre tragedie conseguenza di un mondo che sta cambiando in una misura superiore alla capacità della nostra classe dirigente di governare tale cambiamento. Quindi non mi soffermerò sul fatto che nel nostro mare italiano c’è un cimitero di migliaia di uomini e donne straniere, che sembrano essere stati rimossi. E’, ormai, una non notizia: nell’elenco dei fatti importanti che nella consueta carrellata di fine anno sono soliti propinarci i quotidiani ed i settimanali è scomparsa la notizia, sconvolgente, che nel canale di Sicilia sarebbero annegati in questi anni circa 15.000 uomini, donne e bambini. Non appare nemmeno l’ultimo annegamento collettivo che risale a pochi mesi or sono di questo sciagurato 2009.
Non voglio soffermarmi su queste tragedie. Voglio al contrario riflettere sull’immobilismo del nostro paese che non sembra riuscire ad andare avanti in un processo di modernizzazione che possa attenuare le angosce delle giovani generazioni dando loro un futuro: scrivo quindi di ciò che si dovrebbe aspettare questo paese e che anche in questo anno non è stato minimamente preso in considerazione. Innanzitutto la possibilità per chiunque di trovare un lavoro senza raccomandazioni o spinte clientelari, in altre parole che il tema del merito abbandoni la retorica con cui la classe politica tratta qualsiasi argomento. C’è una corsa sfrenata ad attribuirsi la primogenitura di avere riscoperto il concetto di merito ma non c’è una altrettanto capacità, da parte della politica, di fare sì che questa primogenitura abbandoni la dimensione delle chiacchiere e si faccia azione concreta. In realtà la politica, non per merito ma per il concetto squallido di fedeltà, sta cannibalizzando questo paese avendo perfezionato il modo di coltivare " clientele". Ovunque, con una capacità pervasiva in qualsiasi settore della società: università, sanità, ricerca, governi locali e nazionali, economia. Ma non è solo colpa della politica. Siamo da sempre il paese delle corporazioni, ed oggi siamo ad un tutti contro tutti. Le libere professioni non vogliono riformarsi se non nel senso di maggior protezionismo. Analogo ragionamento ha trascinato i sindacati ad essere pur sempre le maggiori rappresentanze dei lavoratori in Europa senza che questo si traducesse in migliori garanzie e diritti per i loro rappresentati. Ma anche parte cospicua di organi costituzionali, come la magistratura, passano indenni di decennio in decennio senza che vi siano modifiche sostanziali ai loro privilegi. Gli imprenditori non riescono ad abbandonare una logica assistenziale che fa a pugni con il pensiero liberale di cui sono portatori. Ogni categoria ritiene che i passi indietro li debbano fare gli altri in un immobilismo che ci distanzia sempre più dall’Europa. E mi taccio sulla politica, che nella rissa permanente trova la propria linfa vitale. Un paese che non riesce ad avere oltre al ricambio generazionale sane opportunità di ascesa e discesa sociale odora di muffa.
La sciagura peggiore sta proprio nell’immobilismo ed è per questo che anche il 2009 è stato un ulteriore anno perso. I politici non lasciano anche quando hanno raggiunto una età più appropriata per scrivere le proprie memorie. Al contrario hanno la presunzione di ridisegnare un paese nemmeno per i loro figli ma per i loro nipoti.

Lettera aperta

23 Dicembre 2009 Nessun commento

Caro Ministro Giovanardi,

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Con 450 milioni di euro in più

18 Marzo 2009 Nessun commento

E’ doveroso segnalare a più persone possibili l’ennesimo sfregio che la politica nazionale sta operando a sfavore della tanto decantata sovranità popolare, tirata in ballo quando c’è da giustificare una legge contestata dall’opposizione, e trascurata nel caso di cui mi accingo a parlare.

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Senso unico…

10 Marzo 2009 Nessun commento

La politica razzista dei leghisti

10 Febbraio 2009 3 commenti


 Ma in che razza di paese viviamo: Non si tratta più di dibattere se questo paese si è avviato verso  una deriva razzista oppure no. Si tratta di discutere del grado di assoluta idiozia del nostro governo e del nostro parlamento che, a maggioranza, ha votato le seguenti cose:

  • 1) Istituzione di un registro per i senza fissa dimora
  • 2) Obbligo per il medico curante di denunciare l’immigrato clandestin

 Sul primo punto mi sia concesso porre una domanda: perché? Che senso ha un pubblico registro per i senza fissa dimora. Quasi fossero cani e animali domestici cui corre l’obbligo di essere annoverati in una anagrafe canina, chi ha perso la casa, o chi non l’ha mai avuta e si trova a vivere per strada  sarà iscritto ad una nuova anagrafe ( a questo punto magari insieme ai cani stessi ). Si dirà che a chi vive in uno stato di assoluto abbandono e indigenza poco importa di questa ulteriore umiliazione. E’ il suo stato ad umiliarlo a sufficienza.  Ma perché questa ansia di schedare, archiviare, enucleare una categoria che onestamente non fa paura a nessuno. Non sarebbe stata meglio una legge che in ogni singolo comune ( come a Bologna ) istituisce una residenza immaginaria che permetta, una volta presa, di avere diritto ai diritti estesi a tutti gli italiani? Proviamo a immaginare il caso del sig. Rossi che perso il lavoro e non avendo parenti a cui rivolgersi perde, passato qualche mese, anche la casa. Non si pensi che sia un caso raro: accade, più spesso di quanto si immagini. Lo stesso sig. Rossi fermato una notte dalla Polizia dovrà, il giorno seguente, iscriversi all’anagrafe architettata da quel genio di Maroni. Passati altri mesi e ritrovato un lavoro di quel vissuto infelice rimarrà, al sig. Rossi, il marchio indelebile della sua iscrizione tra gli ultimi della terra.

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Esci dal pantano…

2 Febbraio 2009 Nessun commento

Ancora sulla vecchia politica cialtrona?

15 Gennaio 2009 Nessun commento

Uno scritto di poche righe, uno sfogo sulla nostra classe dirigente, è stato raggiunto da numerosi commenti e riflessioni. L’amarezza ci sta avvolgendo come la nebbia in certe città del nord ( fenomeno naturale ) e, come accade per la nebbia, temo molto che si finisca per abituarsi ( in questo caso fenomeno innaturale). E se è vero, come scrive giustamente il consigliere comunale Maurizio Tavernar che non tutta la politica è fatta da cialtroni è altrettanto vero che quello che traspare nel dibattito pubblico ci lascia ogni giorno più sgomenti. E il dibattito pubblico è portato avanti dai politici che imperversano in tutti i canali televisivi, in tutte le televisioni.
La nostra e la vostra indignazione, evidentemente, non è sufficiente come non è sufficiente il segnale dato in Abruzzo che vede una significativa quota di elettori abdicare dal proprio elementare diritto al voto. Un tempo si ironizzava sul " bar dello sport " come rappresentanza del pressapochismo italiano nell’affrontare argomenti vari dal calcio alla politica. Oggi mi sembra che il bar dello sport si sia trasferito nelle aule parlamentari, negli studi televisivi e nelle pagine dei giornali. Un tempo i politici studiavano e si specializzavano in qualche cosa. Oggi accade, appunto, che La Russa disquisisca della storia dei Rom ( che libri avrà letto, che esperienza avrà sviluppato ) o che Fassino abbia una risposta a tutte le problematiche che la complessità del vivere questo mondo moderno offre ( quale scuola di tuttologia avrà mai frequentato ). E accade, infatti, che quando queste persone aprono bocca su qualche argomento, se si è un minimo competenti, ci si renda conto delle enormi fesserie sotto forma di parole accostate l’una al’altra prendono forma di pensiero dominante. O al contrario di quanto le stesse parole ben accostate non significhino nulla.
Ed allora, posto che più che le idee ciò che ha preso piede in Italia è il gesto di mettersi davanti ad una telecamera e dire qualche cosa, un primo passo da fare sarebbe quello di ridurre progressivamente fino alla sparizione la presenza di politici in televisione. Sostituirli, nei programmi di approfondimento, con persone che hanno vissuto direttamente o studiato molti anni gli argomenti trattati dall’approfondimento. In altre parole fuori i politici dalle televisioni a meno che non siano realmente ( per esperienza e curriculum ) competenti sugli argomenti trattati. Rimane il problema dei giornali posto che anche i giornalisti, in quanto a competenza, non primeggiano. Ma è un problema secondario rispetto all’impatto enorme delle televisioni.
E’ utopia? Può darsi, ma è drammatica realtà l’avvicinarsi di tassi di astensionismo che già nelle prossime europee potremmo verificare. Non lo considero un bel segnale quello abruzzese, ma lo leggo come una sorta di metaforico abbandonare questo paese al definitivo declino.
E come, in maniera bella e franca, ha commentato la tredicenne Laura ognuno di noi ama l’Italia.Ancora sulla vecchia politica cialtrona….

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Nuovo anno, vecchia politica?

29 Dicembre 2008 18 commenti

Non esiste solo una questione morale in questo benedetto paese. Esiste un’altra questione, importante almeno quanto quella etica La cialtroneria e le" ragioni della cialtroneria ", rappresentano una nuova – vecchia frontiera che l’Italia non sa oltrepassare. Il dizionario Palazzi spiega in poche ma chiare parole cosa significhi essere cialtrone: " persona sciatta nel vestire e nell’operare " oppure " persona capace di azioni vili o spregevoli ". Lasciamo perdere la prima attribuzione che nella patria dell’eleganza è oggettivamente impossibile e concentriamoci sulla seconda. Quando si è sciatti nel’operare o si è vili nell’agire? Le cronache della politica ci riportano, quotidianamente, episodi di ordinario malaffare accompagnati da altrettanto ordinaria cialtroneria. Sono, ad esempio, cialtrone le tante dichiarazioni e i solenni impegni che i politici sono soliti dispensare con grande leggerezza nelle varie trasmissioni a loro dedicate come altrettanto cialtronesche appaiono, alla gente che lavora seriamente, le rappresentazioni giornalistiche di un mondo che appare distante da quello reale. Un esempio per tutti: la paura della criminalità che imperversava in tutti i telegiornali e che oggi sembra essere stata derubricata a semplice timore di una minoranza di vecchietti. I rom sono evidentemente scomparsi anche se nessuno ha avvistato alle frontiere colonne semoventi composte da quelle decine di migliaia di straccioni che i telegiornali avevano ripreso in tutte le salse. Gli stranieri evidentemente non spacciano più e meno che meno derubano i bravi cittadini in villa. La sicurezza è stata raggiunta da quel manipolo di bravi soldati quasi le forze dell’ordine prima non avessero concluso nulla. Malgrado la crisi economica, di terze o quarte settimane non ne parla più nessuno e inascoltati rimangono gli appelli delle organizzazioni di volontariato che denunciano l’indigenza di una parte del paese. La nostra classe dirigente e cialtrona imperversa in tutte le televisioni sproloquiando di intercettazioni, di federalismo, di riforme, di infrastrutture, di istituti bancari. Della vita reale nemmeno l’ombra. Così da almeno 25 anni…

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Dovevi informarti!

27 Novembre 2008 Nessun commento

La guerra del petrolio…

3 Novembre 2008 Nessun commento